Maternità surrogata e diritto internazionale: sfide dell'extraterritorialità

L'Italia sta attualmente affrontando una grave crisi demografica, caratterizzata da un tasso di natalità significativamente basso. Nel 2023, nel Paese sono state registrate solo 379.000 nascite, il numero più basso dall'unificazione d'Italia del 1861.

Nonostante ciò, nell'ottobre 2024 il Parlamento italiano ha approvato emendamenti alla Legge n. 40/2004, vietando ai cittadini italiani di ricorrere alla maternità surrogata all'estero. Dal 2004 la maternità surrogata era già vietata in Italia, ma molte coppie sceglievano questa opzione all'estero. I nuovi emendamenti prevedono pene detentive fino a due anni e multe fino a 1 milione di euro per chi si avvale di servizi di maternità surrogata al di fuori dell'Italia.

Questa iniziativa solleva importanti questioni di diritto internazionale e pone un quesito giuridico cruciale: quanto è giustificata l'ingerenza dello Stato nella vita privata dei suoi cittadini quando questi si trovano al di fuori dei suoi confini? Molti esperti sostengono che questa legge aggravi la crisi demografica del Paese, limitando le possibilità di avere figli per le coppie infertili e le famiglie omosessuali. I partiti di opposizione e le organizzazioni per i diritti umani hanno criticato la legge, definendola "medievale" e affermando che viola i diritti umani.

Franco Grillini, attivista LGBTQ, ha definito la legge "mostruosa", affermando: "Se qualcuno ha un figlio, dovrebbe ricevere una medaglia. Invece, si finisce in prigione se si hanno figli concepiti in modo non tradizionale". Catherine Huguenot di ILGA-Europe ha sottolineato che la legge rafforza lo stigma sociale e l'incertezza giuridica per le famiglie LGBTQ, aggiungendo: "Sebbene la legge colpirà tutti, i dibattiti hanno chiarito che il suo obiettivo è quello di esercitare ulteriore pressione sulla comunità LGBTQ italiana". 

Un rappresentante del gruppo "Fertility Europe" ha avvertito che "l'assenza di regolamenti o divieti legislativi non elimina la necessità della maternità surrogata, ma costringe i futuri genitori a cercare soluzioni alternative, spesso rischiose ed eticamente discutibili". 

Condividiamo l'opinione degli esperti secondo cui il principio di extraterritorialità, che consente l'applicazione delle leggi di uno Stato al di fuori dei suoi confini, necessita di una giustificazione, soprattutto in materia di diritti riproduttivi. Punire i cittadini per azioni legali in un altro Paese crea dilemmi giuridici ed etici. Può essere percepito come una violazione della sovranità di altri Stati e delle norme fondamentali del diritto internazionale. Inoltre, tale regolamentazione può entrare in conflitto con i diritti umani fondamentali, tra cui il diritto alla vita privata e familiare garantito dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU), e limitare diritti fondamentali come il diritto alla famiglia e alla libertà riproduttiva sancito dall'articolo 16 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo.

Riassumendo il parere degli esperti, l'applicazione di sanzioni ai cittadini che ricorrono a servizi di maternità surrogata all'estero potrebbe essere considerata un'ingerenza nella loro vita privata, una restrizione alla libertà di movimento e una violazione del loro diritto alla libertà riproduttiva. Ciò crea un precedente discriminatorio e mette in discussione la legittimità di tali iniziative legislative.

Tale interpretazione è supportata e confermata da precedenti giurisprudenziali della Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU), come ad esempio i casi S. contro Italia (47196/21, 31 agosto 2023) e Paradiso e Campanelli contro Italia (n. 25358/12, 24 gennaio 2017). Secondo la giurisprudenza, l'articolo 8 della CEDU impone che la legislazione nazionale preveda il riconoscimento del rapporto tra il bambino nato tramite maternità surrogata all'estero e i suoi genitori biologici.

Secondo la sentenza plenaria della Corte di Cassazione italiana, l'adozione consente ai tribunali di conformarsi all'articolo 8 della Convenzione e di dare priorità al superiore interesse del minore. Ciò è in linea con l'articolo 44 della legge italiana n. 184 del 1983, "Diritto del fanciullo alla famiglia".

La questione della maternità surrogata in Italia rimane uno dei temi più dibattuti e controversi. Le rigide restrizioni stabilite dalla Legge n. 40 del 2004, insieme alle recenti modifiche, hanno suscitato forti critiche da parte di esperti, organizzazioni internazionali e cittadini italiani. Proteste di massa, sentenze a favore della maternità surrogata e una forte pressione pubblica hanno portato alla presentazione e all'esame dei primi ricorsi contro le modifiche alla Legge n. 40 che vietano la maternità surrogata.

In tali circostanze, vi sono validi motivi per ritenere che le autorità italiane possano riconsiderare le modifiche, tenendo conto dei valori nazionali, degli obblighi giuridici internazionali e del diritto dei cittadini italiani di esercitare i propri diritti riproduttivi nel contesto delle realtà contemporanee.

Capo del dipartimento giudiziario del centro di maternità surrogata «Success».